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L’ANZIANO
ISTITUZIONALIZZATO Spesso
si osserva che i servizi a cui l'anziano si rivolge tendono ad accrescerne
la passività e la dipendenza e che soprattutto l'anziano
istituzionalizzato, sentendosi inattivo, tenda ad adattarsi alla realtà
che lo circonda, escludendo ogni possibilità di cambiamento, isolandosi e
rifiutando ogni possibilità di confronto con i propri pari.
Alla
luce di ciò, si è tracciato un profilo sociologico della popolazione
anziana ospitata, dei loro bisogni
e, della modalità in cui è strutturato il tempo nel Centro. Attualmente
la Fondazione "Edoardo Filograna"
ha raggiunto il massimo tetto della sua capienza con circa 120 anziani con
età media di 80 anni, e in particolare gli uomini hanno età media di 77
anni e mentre le donne hanno età media di 81 anni. Osserviamo
che: che la percentuale numericamente più rilevante è costituita da
vedovi e celibi e da anziani senza figli. Questo dato sembra indicare che
quando esiste un buon rapporto familiare l'anziano difficilmente viene
istituzionalizzato. La
sopravvivenza del coniuge gioca un ruolo importante nell'ostacolare
l'istituzionalizzazione, inoltre, avere un numero di figli limitato, e
quindi avere minori possibilità di convivere con uno di essi, è in
relazione con l'istituzionalizzazione; invece, un numero di figli>3 è
una condizione favorevole per non esserlo. Relativamente
alle dimensioni sociali che più definiscono la qualità
"economica" della vita dell'anziano si evidenzia una condizione
di generalizzata precarietà che favorisce l'emarginazione. L'85%
percepisce pensione per raggiunti limiti d'età e di questi il 70% anche
pensione di invalidità civile con accompagnamento. Il
tipo di professione passata ed il livello d'istruzione ricevuta
caratterizza ulteriormente la classe socio-economica d' appartenenza della
popolazione italiana. Il
42% dichiara di non aver finito le elementari e di questi la maggior parte
ha frequentato fino alla terza elementare, il 27.5% ha finito le
elementari e il 15% è analfabeta, portandoci a concludere che il livello
di istruzione delle persone istituzionalizzate è estremamente basso. Questo
dato è intimamente in connessione con il tipo di occupazione che si
distribuisce prevalentemente in casalinga, per le donne
e contadino, per gli uomini. La
percentuale maggiore della popolazione anziana è costituita, infatti, da
contadini e casalinghe, la maggior parte di loro, oltre che a lavorare
presso terzi o in casa, svolgevano attività presso le proprie
aziende familiari, specialmente le proprie campagne. Per
quanto riguarda le donne si osserva che quasi tutte oltre a gestire la
casa e la famiglia contribuivano al reddito familiare svolgendo attività
di sarta e contadina. Il
57% si dichiara molto soddisfatto del lavoro svolto, il 25% soddisfatto e
il 17.5% abbastanza insoddisfatto. Di questi il 77.5% se potesse lavorare
farebbe lo stesso lavoro che ha svolto durante la sua vita, mentre il
22.5% lo cambierebbe. Il
"lavoro passato"
e l'istruzione sono variabili molto informative circa la qualità
socio-economica della vita dell'anziano. Per
le generazioni passate, infatti, possedere un titolo di studio spesso era
l'unico requisito per accedere ai posti di lavoro più soddisfacenti anche
sul piano economico. Data,
quindi, la situazione rilevata di generale precarietà è opportuno
chiedersi che tipo di convivenza l'anziano è costretto a scegliersi. Se
si osservano i dati relativi al tipo di convivenza scelta si osserva che
alla domanda qual è il tipo di convivenza migliore per Sé la maggior
parte (72.5%) dichiara
che vuol vivere preferibilmente in Istituto, secondariamente da
solo, assistiti però da una persona che li accudisca, poi con i figli. Interessante
è anche che la popolazione anziana dia la stessa modalità di risposta
circa la residenza auspicata per una persona anziana in generale, infatti,
il 35% dichiara che è opportuno vivere in una casa di riposo e il 10% con
i figli. Questa
scelta di vita solitaria ed "emarginata" potrebbe essere
spiegata o per una identificazione con l'istituto, adattamento ed
accettazione del medesimo, oppure per un desiderio di non disattendere le
aspettative dell'intervistatore, vissuto come membro interno al centro. Dal
punto di vista della salute gli anziani in istituto mostrano una
deambulazione più carente, il 41% ha bisogno di carrozzella, l'8%
utilizza il girello, il 7% è allettato e il 44% è autonomo. L'istituto
ha una funzione di supporto fisico e morale per quelle persone che non
hanno sostegno all'interno della famiglia ( il 57% sono vedovi, e il 55%
non ha figli). La
salute è un'esperienza soggettiva che assume caratterizzazioni diverse in
funzione di specifiche condizioni sociali, si può notare come nonostante
l'età e le condizioni fisiche non indifferenti circa il 59.25% dichiara
che "rispetto alle altre persone della sua età ha uno stato di salute
"buono", inoltre, nell'ultimo anno dichiara di essere
stato quasi sempre bene il 55.5%. Ciò
potrebbe essere spiegato con le frequenti possibilità che l'anziano
istituzionalizzato ha di confrontarsi con patologie gravi e spesso, anche
con la morte dei coetanei. Ciò lo porta, forse, a ridimensionare il
giudizio sulla propria salute. Benessere
psichico Si
nota una tendenza lievemente ipocondriaca caratterizzante la popolazione
della terza età, così come una eccessiva verbalizzata volontà di
morire. Una
spiegazione a questi dati potrebbe essere data dal fatto che l'anziano
utilizza il proprio corpo come strumento di comunicazione col mondo, il
corpo che ha bisogno di essere curato, toccato, e che permette di
accentrare l'attenzione degli altri, spesso "grazie" a patologie
psicosomatiche. Sembra
che l'anziano anziché protestare la propria emarginazione, la propria
infelicità (volontà di vivere) la viva a livello più profondo tanto da
minacciare la propria integrità personale, la propria autostima
(soddisfazione vita). Sembra, inoltre, più disposto a vivere il proprio
isolamento sociale proiettandone le ragioni sugli altri e sulla società. L'anziano
introietta tutti quei messaggi
negativi relativi alla vecchiaia come stato di passività, di
malattia, di minore domanda di cibo, di sesso, potere e status, portandolo
ad adattarsi a questa immagine, peggiorando il suo isolamento sociale e la
sua insoddisfazione.
La
"teoria del disimpegno"
ritiene che il ritiro dall'attività lavorativa è una delle condizioni
sociali patogenetiche per l'anziano. Il ripiegamento sul Sé, la riduzione
della vita socializzata, danneggia l'anziano. Il pensionamento non deve
essere un letargo psichico, ma deve cambiare in impegno disimpegnato come
ricerca di altri ruoli sociali. Tale
teoria sottolinea l'importanza di favorire condizioni sociali ed
ambientali che vadano contro lo stereotipo dell'anziano; il contesto deve
essere carico di rinforzi positivi, deve richiedere partecipazione sociale
e riconoscere loro autorità educativa, i comportamenti autonomi devono
essere rinforzati e scoraggiati quelli regressivi. Paul
Lawton (1973), studioso in campo geriatrico, afferma: che
le "qualità funzionali
oggettive" costituiscono il modo con cui per il soggetto, l'ambiente
permette di attuare un comportamento di competenza, sia a livello di
qualità sia di complessità e le "qualità funzionali
soggettive" sono rappresentate dal modo con cui il soggetto valuta
l'ambiente come facilitante il senso individuale di competenza……. Le
competenze sono, dunque, le "qualità funzionali individuali",
le qualità specifiche che mutano per l'anziano secondo un processo
dinamico dovuto all'interazione dell'individuo con "oggetti, persone
e idee" del suo ambiente. Attraverso tale processo l'uomo,
"cambia, matura, invecchia". Alla
luce di queste componenti teoriche sono state
ideate e programmate
una serie di attività e iniziative finalizzate a promuovere le
capacità di socializzazione, a ridurre l'isolamento, a incentivare la
creatività e l'autostima. Come
afferma Lawton (1973) "i determinanti dei comportamenti anziani sono
definiti dai principi dell'apprendimento che si verifica tra
l'individuo ed il suo contesto fisico e sociale di appartenenza. I
comportamenti umani "operanti" sono quelli che influenzano o
sono influenzati dal contesto ambientale." Se
il contesto è ricco di rinforzi positivi, di contingenze specifiche, che
aumentano la possibilità di invecchiare positivamente, il "setting
comportamentale" che ne risulta si può definire favorevole
all'anziano. Un contesto che chieda implicitamente all'anziano
partecipazione sociale, che gli riconosca autorità educativa, gli
richieda capacità di attività produttive o non produttive, ma
significative per il gruppo a cui appartiene, è certamente un contesto
favorevole alla vecchiaia. Sessualità
e terza età
Il
miglioramento della salute e dell’aspettativa di vita porta a rendere
sempre più evidenti le problematiche legate alla sessualità
durante la III età. Le modificazioni di un corpo che spesso diventa
più vulnerabile alle malattie e all’affaticamento e che perde i
valori estetici riconosciuti come richiamo sessuale, conducono ad una
diminuzione della propria sicurezza . i cambiamenti fisici ed estetici
rappresentano una fragilità che induce ad una percezione negativa del
proprio corpo e dell’immagine corporea, che diventa ostacolo ad una
felice attività sessuale. La più grande influenza sull’attività
sessuale deriva non tanto dalle modificazioni dovute al “climaterio
maschile o alla menopausa per la donna, quanto dall’ambiente
socio-culturale l’uomo e la donna hanno vissuto durante la loro
maturazione sessuale. Infatti, il fattore che influisce maggiormente
sull’efficienza sessuale dell’anziano consiste nella continuità
dell’espressione attiva della sua sessualità.. Purtroppo,
la nostra società non ha mai riconosciutola normalità della sessualità
degli anziani. Il sesso è infatti, sinonimo di gioventù e la vecchiaia
asessuata l’immagine più diffusa, proposta e imposta, la conseguenza è
il pregiudizio che, dopo una certa età per l’uomo e la menopausa per la
donna, il bisogno sessuale non esista più. Invece
la possibilità e la necessità dell’attività sessuale è presente
anche nella coppia anziana e ciò è fonte di energia vitale. Quando
i componenti della coppia si amano e la relazione è soddisfacente i
rapporti sessuali possono esprimersi con tenerezza
e il piacere sessuale deriva dall’incontro con l’altro e
dall’intimità che si prova dall’incontro con l’altro. Questo spesso
non si realizza a causa di incomprensioni dovute a insensibilità,
indifferenza, conflittualità o problemi morali. Le
fantasie sessuali che possono molto svilupparsi nella terza età invece di
essere considerate positivamente possono essere inibite dal pregiudizio
che la sessualità nell’anziano non essendo procreativa è
automaticamente perversa.in conclusione nonostante le tante difficoltà
sofferte dagli anziani, è necessario ma sicuramente possibile che questi
reagiscano ai processi evolutivi non lasciandosi scoraggiare dai problemi
che devono affrontare, ma cercando di utilizzare tutte quelle occasioni
sensoriali piacevoli che possono servire a compensare le problematiche
legate all’età. BIBLIOGRAFIA
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